9a
poesia classificata di
Carmen De Mola – Polignano a Mare
Lettera dall’aldiquà
Se ti scrivo - ora che si è fatta sdrucciola
l'attesa della sera - è perché non ho nuovi cieli
da scrutare oltre i terrazzi di questa mia estranea città.
Sono una casa sfitta che non abito ormai da tempo
e se s'accende - solo a brevi intermittenze-
la luce fioca nel corridoio, è per il dovere
di mostrare l'ampiezza delle stanze a quelli che verranno.
Vado di giorno in giorno accatastando
- con una cura che s'accresce con le ore -
le mie cose in pacchi gonfi di ciarpame
lungo i muri che trasudano l'attesa di varcare quella soglia.
Riempio gli angusti spazi di cartone
di piatti sbreccati, tazzine spaiate di caffè,
diari squinternati, libri sfibrati dall'intensità delle emozioni.
Si aprono e richiudono - al moto febbrile delle mani-
gli occhi di vetro della vecchia bambola.
Ha ciglia lunghe e nere e lo stupore
di plastica delle sue labbra saprà sopravvivermi. .
Mi preparo da tanto a un trasloco
che vado con calma meditando
quando cessa il brusio attivo delle cose
e il buio ridisegna i contorni essenziali dei profili.
Allora le mie mani nuotano leggere
nelle acque che ho solcato e smemorato
ad ogni approdo di conchiglia spiaggiata per caso sulla riva
E se ausculto un silenzio che ricama - di suoni e luci- il mio passato
ritorna l'armonia delle voci e dei visi di chi ho amato
Ma tu, se passi da queste parti ricordati di me, di noi,
di quando eravamo ancora tutti.
Volgi uno sguardo alla finestra, alla tavola imbandita per la festa,
alla bimba balbuziente che ero allora.
E aspettami.
.
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