1a poesia classificata di Gabriele Aral - Volterra

ALL'AMICO J0SÈ                                                                                             

Un saluto, mio amico portoghese
accettalo così, come mi viene,
non conosco la tua lingua
eppure quante cose ci siamo detti
quanto abbiamo capito.
Un saluto, ora che le nostre strade si dividono
e la tua corre così forte verso il domani,
mentre ti allontani
e mi lasci indietro nel percorso.

Porta con te queste parole da due soldi
le ore comuni, le risate e le discussioni,
porta la nostra vita così assurda
così condivisa, così profondamente
ma solo per poco, e poi niente.

Porta con te i miei racconti e i miei ricordi
i nostri sogni
la rabbia, la speranza, la noia,
portale con te
nelle tue giornate così brevi
e nelle tue notti così vive.

Raccontale al piccolo Davìd,
raccontagli di me
dello “sciancato” e di Francisco il peruviano,
di chi ci è stato vicino,
di quando abbiamo bevuto,
e di tutte le balle che abbiamo sentito.

Raccontagli dei nostri silenzi,
della gioia taciuta perché non ferisse
e delle lacrime che attendevano il sonno dell'altro,
della forza ostentata ad ogni occasione
in ogni momento, così fragile.

Parla al tuo piccolo ragazzo
delle partite a carte e dei piatti da lavare.
Parlagli dell'inverno,
sotto il peso di ruvide coperte
e di un freddo che veniva da dentro.
Parlagli dell'estate in una finestra,
dei grilli compagni di ogni notte
eppure irraggiungibili.

Raccontagli tutto Josè.
Anche se non ti presterà attenzione,
anche se non potrà capire, o se riderà,
non fermarti.

Parlagli dei nostri giorni
nient'altro che numeri di un calendario,
e di una vita chiusa in uno scrigno di attese,
parlagli delle donne nude alle pareti
e del rosario appeso sul letto,
di quest'affollata solitudine
e delle emozioni che può darti
il fruscio di una lettera.

Non dimenticare Josè.
Porta con te le nostre pagine sgualcite,
dà loro un senso, fai che vivano oltre queste strette mura
fai che insegnino, che cantino
che da lontano risuonino,
che non muoiano con il mio tempo
con le mie lacrime,
che non sia solo questo il frutto.
Portale in giro per il mondo
con i tuoi occhi ingenui e il tuo sorriso sincero.

Liberale Josè,
che fuggano queste stanze
e questi corridoi consumati,
fai che abbiano cortili aperti e giardini
che corrano nelle piazze e nei viali alberati,
che respirino la domenica mattina
che sentano il profumo del pane ancora caldo.
Fagli conoscere la tua terra, Josè
la costa che infrange l'oceano
e le dolci colline su cui si distende la sera,
le luci della città ed il vino di Madeira.

Un saluto, mio amico portoghese
a chi ha tanto condiviso, così profondamente
e poi niente.

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