15°
poesia classificata di Scasserra Berenice – Tavernelle (Fi)
SOTTOVOCE
(A un padre)
Grovigli di memorie
ed occhi che nuotano nel vuoto
del tuo vuoto
dove l'amore
non è stato mai di casa,
tante paure
nei miei spazi ancora acerbi
dove invano,
cercavo una mano grande
che stringesse la mia.
Ed ero figlia
ad assorbirti padre
e ti assorbii
soltanto immaginando,
tu, fosti padre,
solo per caso,
come un bisogno
di cambiar camicia.
Sguardi stagnanti, sottili
che lesionavano
la fantasia fanciulla,
tanti perché
ai volti silenziosi;
tutto era fermo, sommerso
sotto una corazza di ferro.
Ed ora, sono qui
a setacciare polvere,
cercando fra le mani
gocce di luce
e rintracciare in me
antiche colpe,
forse, di essere arrivata
senza alcun permesso.
Ho velato le orecchie
con cotone di vento
ed i miei sogni
si colorano di muffa,
come il mio pallido sangue
disabitato dalle tue carezze.
Ed ancora, sono figlia
qui, ferma,
ad origliare
se mai potrò sentire la tua voce,
mentre distribuisco al cielo
i miei voli interrotti.
Oggi voglio far tacere tutto
chiudo le porte alla ragione
e diserto da ogni rancore.
sottovoce,
ed in punta di piedi,
come quella bambina,
avanzerò i mie primi passi
stringendo fra le mani
un desiderio,
vorrei,
che in un angolo di te,
un angolo di noi
volassero le verità nascoste,
ed attendere ancora
di udire le parole
che mai ci siamo dette.
Ritorna
alla graduatoria