13a
poesia classificata di Carla Carloni Mocavero - Trieste
Figli
Se torno per i campi
devo portare questo figlio mio
che veda che senta che conosca
l'erba verde crescere e tremare
la terra dura ruvida ed eterna
che ogni anno fiorisce
e ogni anno muore
Prima che capisca l'aria
che sappia del padre della madre
deve vedere le zolle germogliare
l'albero antico con le foglie nuove
il fiore che nasce sboccia e muore.
Gli sarà facile imparare
l'amore e la bellezza
quando insieme al campo
si ridesta il sole
e gli uccelli tornano a cantare.
Io ti sorreggo mentre tu cammini,
sei piccolo, sei caldo, sei paffuto
è la mia mano che trema non la tua
che sicura e fiduciosa chiede aiuto.
Io ti vedo cresciuto ed ho paura
tu mi sai grande tu mi sai sicura.
Se ti senti triste
corri da noi a rassicurarti,
picchi il lupo cattivo
culli l'orso che è buono.
Quattro concetti chiari un credo certo
vorrei riscoprirli con te alla radice
e io ti sto vicina io ti sto a guardare.
Tutta la notte ho cercato il bambino,
gridando correndo senza fortuna.
Sarà nella casa del mare
che abbiamo venduto
addormentato dopo tanto giocare
non ci ha sentito partire.
Forse è nel giardino di scuola
nascosto con gli amici a giocare
o si è perso tra la gente
alle giostre portando a due mani
il sacchetto del pesce che ha vinto.
Dove sei rimasto dove t'ho lasciato
ho gridato cercando con lui
i pensieri il cuore i miei anni.
Al risveglio ho trovato un ragazzo
un uomo e nel suo sguardo impaurito
dal desiderio di andare ho visto
mosaico delle sue pupille
il mondo mio smarrito.
Mi mancano mani grandi
per abbracciarti dove tu ti trovi
e un cuore che ti senta ovunque
e con il tuo batta.
Invece ti scrivo
ma anche le parole mi mancano
e ti mando questo foglio vuoto
che solo tu sai leggere
che per te si riempie
si colora prende voce
è la tua vita questo foglio bianco.
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