8a poesia classificata di
di Sara Lunghini - Lastra a S. (Fi)

HO
(Inverno 2005)


Ho un orto che mi spezza,

i rosi con le spine;

ho un gatto nero chic

che fa il gangster nella notte:

ho una madre scrupolosa,

minuziosa,  puntigliosa,

l’acqua dura di calcare

che pulisco sempre io.

E la casa da imbiancare

come ho fatto quest’inverno:

Non va bene!” eggiù l’inferno,

non un grazie né una mano.

Con le nocche scorticate,

sullo scheletro d’un noce

con il vetro trasparente,

ho creato una magia;

pregavo nevicasse a mezza voce...

 

Ma

l’orto dona frutti,

i rosi grazia pura;

la sera la sozzura scorre via

col canto luccicante della doccia,

poi l’acqua di colonia,

il pigiama di bucato

e il gatto accoccolato sopra il letto.

La libertà d’avere un’idea mia,

pagando tutti i giorni l’alto prezzo

di non essere la copia di nessuno;

che importa?

chi può dire se non valgo che una cicca?

Ho un padre che m’aiuta nelle spese,

un libro da sfogliare,

versi a decantare,

l’albero a Natale

come quello che ho fatto quest’inverno,

senza plastica né ganci verdolini:

un ramo che rammenta braccia ascese,

un inno alla fede o alla pazienza?

Sulle nocche ho spalmato un po’ di crema

e intanto lentamente è scesa neve.


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