6a
poesia classificata di
Francesco Sassetto -
Io sono rimasto a queste calli
Sono finite le strade del tempo
ragazzo – un lume appena di memoria
che si spegne – quando portavo negli occhi
lo stupore dei libri e avevo le osterie
e gli amici e le notti tutte da inventare
e molte carte e parole e giorni infiniti da sprecare.
Imparavo l’amore allora a poco a poco,
sognavo quel dolce fuoco, i baci e le promesse
di una vita da correre alla luce
del suo viso sorridente di ragazza. E furono
ore di sole alto davvero, di lunghi
sguardi oltre il cancello delle ciglia,
conobbi l’abbraccio di due anime
accanto. Più tardi ho saputo
il suo strazio.
Gli altri sono andati, hanno fatto figli,
un po’ per amore un po’ perché si fanno,
qualcuno è caduto nell’orrore delle pistole
giustiziere, delle siringhe nelle vene.
Di tanti - oggi – ricordo appena il nome.
E il cielo si chiude, si fa nero, il breve
gioco delle nuvole in viaggio
adesso stringe in gola.
Io sono rimasto a quest’acqua verdastra
di laguna, ai suoi giochi eterni
di riflessi che dissolvono palazzi
in un brusìo di coriandoli impazziti.
Sono rimasto a questi muri scrostati
da un’aria di sale che, giorno per giorno,
li sfarina, a queste calli che so a memoria
e ripetono i miei passi su se stessi
nell’assurdo girotondo che per celia
noi diciamo storia.
Con un vuoto silenzio d’anni senza volto
alle mie spalle e, in fondo,
il fumo nero delle ciminiere di Marghera,
continuare ancora, è questa allora,
la mia, la nostra pena.
Ritorna
alla graduatoria