5a
poesia classificata di
Gabriele Aral - Volterra
Il mio compagno è un poeta
Voi vorreste una poesia,
ma il mio compagno di cella
non conosce la metrica e i versi,
né è padrone di ritmica e stile,
eppure scrive poesie.
Il mio compagno scrive poesie
quando mi racconta la sua vita,
e parla dei paesi
che non vedrà mai
e dei mestieri che mai farà.
Il mio compagno scrive poesie
quando sa che nessuno verrà a trovarlo,
eppure tende l’orecchio all’altoparlante
senza far rumore, senza respirare
in attesa di quel nome che non viene mai.
Scrive poesie
quando si accorge della mia tristezza
e mi racconta le sue storie buffe
finché il suo sorriso non diventa il mio.
Il mio compagno scrive poesie
quando riesce a ricordare
il profumo dei capelli di una donna,
e poi mente a se stesso
dicendo che si può vivere anche senza.
Il mio compagno lo sa:
chi si sente giudicato, brama giudicare
ed il più debole è sempre condannato,
ma ha scritto poesie
quel giorno che all’aria ha detto loro:
“Chi si azzarda a toccarlo fa i conti con me!”
Ma a volte viene la notte
e non si cura del sole o delle stelle,
il buio inghiotte ogni pensiero ed ogni sentimento,
allora sul suo corpo scrive versi con la lametta
e non ci sono né premi, né giurie per lui
ma giorni in isolamento.
Il mio compagno scrive poesie
quando la guardia gli grida contro ingiustamente
e lui non reagisce,
perché la vita è altrove
e sa che la guardia non l’ ha capito.
Il mio compagno è un filosofo,
è uno scienziato, è un letterato
è un artista, un pagliaccio, un soldato,
un musicista, un marinaio,
un mendicante, un magistrato
e lo è tutti i giorni.
Tutti i giorni è un poeta
ma nessuno
ha il coraggio di leggere le sue poesie.