10a poesia classificata di 
Rodolfo Di Rosa - (Agrigento)

QUATTRO RUOTE


Tu, madre bianca nel tuo scialle incerto
che ancora mi odora di madre
raccontami la fiaba delle mie corse lanciate
lungo i viottoli del monte aperto.
 

Raccontami la mia fiaba del vento sul viso
con piedi di vento nelle scarpe chiodate
per giungere al campo senza frenate.

Due liane le mie braccia  lungo vele di sale
rapide al mare come giunti di treno sulle rotaie
serrate come corde di giunchi nelle risaie.

Poi i giuochi di scuola chiedevano
il testimone alla mano per balzare
sugli ostacoli di quella terra in corsa
zolla vibrante di due gambe vincenti.

Ora dopo quattro lustri e quattro ruote inglesi

credono di chiamarmi “diversamente abile”.
Abile  la buona trovata alla mia spastica paresi!

Come abili le mie due braccia scarne e vuote
che ora sanno remar solo ruote
d’ una carrozzina a quattro ruote?

Comea abili due mani ali tremule di farfalla
a malapena sanno battere due uova al tegamino
o un’amica spalla?

Come abili due occhi impietriti al cielo senza scopo,
non sanno uscire più da questa nebbia …
fino a quando lo sfondo di questa stanza grigio topo?

Sono marinaio d’altura chiuso in una stiva di sale
di una nave di tufo e ceramica a nove piani
con voce di nocchiero persa dopo l’ultimo  mamma
ora ti invoco col silenzio dei miei gesti arcani
per dirti, madre…sono il più ricco di tutti.

Nato per vivere sull’orlo di una solitaria partita
sono nella  luce degli altri che toccano i miei lutti
palpano a turnazione d’ore le mie pene
e sento Dio scorrermi nelle vene
quando m’imboccano il pane della vita.

Ho reciso le gramigne che infestavano il mio ieri
ho piantato zagara e salvia estirpato tutti i papaveri neri
col vento delle mia mano che vibra e scuote.

Ora “diversamente abile” ma solo in amore
ti offro il mio desiderio di cantare
la fiaba della mia vita ad ogni cuore
 di uomo “diversamente abile” a quattro ruote.

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