7a poesia classificata di
Daniela Raimondi - Londra (GB)

Penelope


“ma la vecchia salì al piano alto, gridando di gioia,
per dire a Penelope che il suo sposo era in casa; …
Le stette sopra la testa e le diceva parola:
“Sveglia, Penelope, creatura cara, vieni a vedere
con gli occhi tuoi quello che invochi ogni giorno.
È venuto Odisseo, è in palazzo, finalmente tornato.’”
Odissea, Libro ventitreesimo

Che non chieda di me.
La mia vita non cambia se sento la sua voce.
Le parole non servono quando si è visto il mare.
Le parole d’amore appartengono ai poeti,
ai pazzi, o agli dei.

Non mi cercate
anche se il cane riconosce il passo di un re lungo il sentiero,
anche se tace il canto a lutto degli uccelli.
Per vent’anni ho atteso la sua voce.
Sola
china su un grumo di ricordo.
Stringevo pietre fra le mani,
il sangue mi brillava in viso come una ferita.

Per troppe notti ho cercato la sua ombra.
Mi accarezzavo sognando il movimento dei suoi fianchi,
i lombi che marcavano il cammino del piacere.
E ogni notte pensavo alla sua gloria contro le mie miserie,
alle sue cosce avvinghiate ad una dea di là dell’acqua.

Le capre morirono da tempo sopra i monti.
Gemevano ogni notte, sole
le mammelle fatte sassi, il latte inutile.
Ah il tempo, il tempo!
Le mie ossa piegate,
l’onore che mi legava i polsi.
Ah i fianchi tristi,
la mia bocca di calce!
Meglio crederlo morto adesso.
Meglio cullare l’odio fra le braccia
come fosse un figlio.

Che non chieda di me.
Non ho più nome, io non ho memoria.
Conservo l’armatura, lo scudo, la corona.

E i vasi d’olio, i lini per l’alcova.
Ma ora è tardi.
La vite è secca,
negli occhi ho pozze di terra.

Sprangate quelle porte.
Tornate quando è l’ora della cena,
quando il falco vola alto sopra la montagna.
Lasciate che mi chiami.

Ho chiuso il corpo
gli occhi
tutte le finestre.
Fuori l’oro cola nelle strade.
Qui è la notte.

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