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10° racconto classificato di Silvana Ferrario - Merate (Lecco) Emozioni in reteLa chiamano “Liberty”, quella palazzina a tre piani con dieci appartamenti dentro i quali vivono per lo più persone di mezza età e anziane. Borghesi dalla vita regolare che rasenta la maniacalità, tra abitudini e rumori sempre uguali, scanditi da ritmi divenuti lenti e pesanti. Rumori che tacciono solo quando la radio trasmette l’eterna musichetta del Gazzettino Padano e le tavole vengono apparecchiate per il pranzo. Di contrasto il silenzio delle lunghe ore pomeridiane è disarmante e induce a ricordi non voluti, interrotti di tanto in tanto dalle sfuriate del professor Carlotti. Estemporanei sbalzi d’umore, più o meno giustificati, che scuotono la “Liberty” e alzano la pressione della custode che cerca di smorzare i toni dell’eccesso. I motivi apparenti sono i soliti: la troppa cera sul marmo del pianerottolo - un vero attentato alla vita degli inquilini – o il cane dell’avvocato del primo piano che abbaia di continuo… In quanto all’acqua dei fiori che scende abbondante dal terzo piano, bagnando le tende del suo terrazzo, il professore chiude volentieri un occhio, evitando conflittualità con la bella signora, il cui unico torto è la distrazione. Davanti al fascino discreto di una femminilità matura e coetanea, anche lo scorbutico professore mostra i suoi lati deboli e ingoia l’arrabbiatura con ripetute deglutizioni. Ma le sue cicliche sfuriate hanno anche motivi meno apparenti e celano crisi esistenziali acuite da una solitudine voluta e strenuamente difesa. Il professore, sessant’anni portati male, piccolo di statura con accentuata scoliosi e occhiali da miope, è un uomo solo, vittima delle proprie manie, sulle quali scarica l’ incapacità a relazionare con il resto del mondo. In casa non tollera alcuna presenza ma necessita, seppur una volta la settimana, di un aiuto domestico che subisce come una violenza alla sua riservatezza. A guardarlo viene tristezza e anche Adelaide, la custode, gli rammenta che scambiare qualche parola con altri condomini può essere liberatorio…. Il professor però finge indifferenza e dentro di sé la compatisce, come fa con chiunque non sia sulla sua lunghezza d’onda. Due vite opposte le loro, che navigano in mezzo a tante altre, apparentemente diverse, ma che in fondo fanno le stesse cose. Come il medico novantenne del piano rialzato che esce solo a ritirare la posta con lo stetoscopio nel taschino della giacca, ripetendo che a qualcuno può sempre capitare un malore… O come l’avvocato del secondo piano, dirimpettaio del professore, che è il più loquace, forse per deformazione professionale o semplicemente come risposta ai silenzi glaciali di chi gli sta di fronte. Gli altri condomini sono tutti intorno alla cinquantina e vivono le loro crisi coniugali nel massimo riserbo, celando dietro sorrisi di convenienza, tradimenti e umiliazioni. I giovani sono in minoranza. La loro voglia di vivere è una condizione che li rende ingombranti in quella palazzina dalla candida facciata situata a fianco della chiesa parrocchiale. Le loro chiacchiere rumorose e sboccate, i jeans stracciati, il piercing e l’ombelico scoperto delle ragazze sono un affronto al decoro della casa… Anche il professor Carlotti, che pur conosce i ragazzi per aver lungamente insegnato al Ginnasio cittadino, fatica ad accettare la loro presenza e si rifiuta di prendere l’ascensore con “tipi del genere”. Lui non è mai entrato in sintonia con i suoi alunni, mantenendo una netta separazione di ruoli. Nessuno, durante gli anni di insegnamento, è mai riuscito a trasmettergli entusiasmo o a dargli una sferzata di modernità. Il professore viveva in un mondo suo dove c’era spazio unicamente per la cultura, insostituibile compagna di giornate sempre uguali. Solo l’arrivo della pensione, che chiude trent’anni di scuola, impone un cambiamento di vita. Cambiamento sofferto e non voluto, che stravolge abitudini e manie radicate fin nel profondo. Ma necessario, ora che il senso di costrizione dentro le mura di casa si fa sentire con prepotenza, rendendolo ancor più irascibile. Abituato a guardare all’indietro nella storia e nella letteratura, il professore percepisce che è il momento di guardare anche al futuro. Lo fa con enorme difficoltà, tra molteplici ripensamenti e altrettante rassicurazioni… Ma cede, prima caduta davanti al progresso ignorato per anni e finisce per acquistare un computer. L’elettronica entra in quella casa silenziosa, porta una ventata di novità e vuole prevaricare. Tra il professore e il computer si instaura un rapporto conflittuale, dovuto anche alla non conoscenza dell’inglese. La lotta è impari, ma il professore non si arrende, convinto che l’intelligenza trionferà, perché è l’uomo che domina la tecnica e non viceversa. Si spinge senza sosta nei meccanismi apparentemente complicati del computer, fino a scoprire tutte le proprietà e le numerose perfomances. Fino a stravolgere l’intera sua esistenza. E poco alla volta il computer diventa l’amico fedele che cattura, coinvolge e trasforma l’uomo dedito solo ai libri. La scrivania del professore viene liberata dai vecchi testi per far spazio a monitor, tastiera, mouse e stampante. Un ordine, voluto da nuove esigenze, compare e sistema ogni cosa: i libri vengono catalogati e collocati nella libreria in noce dello studio. La consultazione diviene immediata, senza perdita di tempo. Internet è la prestazione massima che arriva quasi involontariamente, aprendo le porte di biblioteche mai visitate. Il mondo entra tra le pareti di casa, le supera e domina fantasioso con le immagini a colori. Avviene allora l’integrazione immagini-libri di testo, binomio vincente per la conoscenza personale, sempre assetata di nuove fonti. Il professore non sa più se fuori piove o c’è il sole. La mente è concentrata sulla scrittura che corre veloce, più veloce del pensiero. E’ concentrata sui tasti da battere e basta premere quello sbagliato per far sparire i pensieri divenuti, oltre che ricerca, sfogo, memoria, racconto autobiografico, anche poesia. Con il computer il professore entra nella storia aggiornata dalle più recenti conoscenze, nella letteratura rivisitata; osserva le immagini aeree delle nuove carte geografiche con i confini ridisegnati dai nuovi sviluppi politici. E finalmente viaggia, come ha sempre desiderato e mai potuto fare…Si ritrova nello Yucatan, sulle orme dei Maya, tra gli ultimi scavi ancora aperti, sotto il caldo sole messicano. E’ partecipe della spedizione stessa e conosce le tecniche più sofisticate per riportare alla luce anni di storia sepolta. Con un tocco di mouse e di fantasia, il professore prende la via del mare, sulle limpide acque caraibiche e approda su spiagge bianche e immense, e “sente” il calore del sole e il rumore delle onde. Il vento oceanico capace di grandi trasformazioni, cambia anche la sua vita che si prepara a nuove sfide. La posta elettronica è svelta, divertente, in grado di rovesciare anche gli schemi più rigidi. Inizia il gioco del botta e risposta, facilitato dallo pseudonimo. La parola si semplifica, conosce il linguaggio essenziale e scorre, senza freni inibitori… Cadono i tabù e le paure che hanno ammutolito l’ideologia, relegandola nei confini della propria mente senza confronto. E’ la rivincita del libero pensiero, troppo spesso taciuto in aula per non influenzare i ragazzi, e nella quotidianità per troncare sul nascere qualsiasi rapporto con estranei… Arrivano mail sempre più strane, come quella dell’otto marzo firmata carcassa@tin.it . “ Oggi è un giorno come tanti e sono terribilmente triste… Ma, giorno verrà, presago il cor mel’ dice… Verrà giorno in cui…” Inizia così lo sfogo di una donna qualsiasi, che affida al computer la propria solitudine. E la propria vita. Il professore riconosce le parole attinte alla fonte di Omero ed è colto nel segno. Qualcuno al di là della rete parla il suo stesso linguaggio…Chissà, forse vale la pena saperne di più. Il colloquio in rete inizia e subito prende il sopravvento da ambo le parti, diventa supporto quotidiano alla mancanza di dialogo, valvola di sfogo a cui affidare rivelazioni sempre più intime. Il professore, fino ad allora impenetrabile, cede agli scambi confidenziali e svela i suoi anni di solitudine, di inaridimento sentimentale, di bugie raccontate per evitare rapporti con l’altro sesso, per paura. Dall’altro capo della rete invece emerge una donna, all’apparenza forte e combattiva sulla quale è passata la storia di famiglia, con marito, figli e suocera pronti a prendere tutto e a restituire solo le briciole. Dietro i volti celati e i nomi nascosti cadono gli indugi e la vera identità appare, la stessa nascosta e sconosciuta alle persone più vicine, perché incapaci di vedere oltre la fisicità. Pro.42@virgilio.it e Carcassa@tin.it stabiliscono un contatto virtuale che subito diventa parola dopo il silenzio, sfida alla solitudine, confronto, condivisione di interessi culturali. E le nuove giornate iniziano con la consapevolezza dell’ascolto che mette a confronto una casalinga stanca e svuotata con un professore inaridito e isolato dalla sua stessa cultura. Una donna che tutto deve saper fare e nulla deve poter dire, limitata da confini psicologici costruiti in famiglia con la sottomissione accettata senza dialogo. Una donna come tante, che in famiglia può muoversi senza esistere, che parla senza essere ascoltata e che agisce senza alcuna considerazione. Il professore accoglie lo sfogo femminile e fa sua la solitudine che percepisce nella donna attraverso la rete. E le due anime interagiscono con tutta l’intelligenza del loro essere che sostiene entrambi, li rassicura e li motiva. Riaffiora la bellezza della poesia, letta e riletta nelle notti insonni di entrambi e rielaborata nelle menti capaci di trattenerla, di riscriverla e di farla diventare propria… Cresce l’amicizia, diventa complicità, stima, incontro, relazione. Il rapporto virtuale diviene appagante come un vero amplesso d’amore. Il tutto senza desiderio di conoscenza reciproca. Non lo desidera il professore, da sempre timoroso di ricevere umilianti rifiuti… E non lo desidera neppure carcassa@tin.it irrigidita da doveri coniugali senza passione. Il rapporto creatosi tra i due maturi sconosciuti ha preso il posto dell’amore platonico dell’età adolescenziale, con gli stessi palpiti d’ali, la stessa ansia d’attesa. La fisicità significherebbe rompere l’incantesimo, spezzare con la visione dei loro corpi sciupati la sintonia delle loro anime limpide. Perché – si domanda il professore - mostrare senza pudore l’ avanzata miopia e l’accentuata scoliosi? E’ ancora la paura che ritorna, la stessa che lo ha tenuto lontano dal mondo femminile, pur sempre tacitamente apprezzato e desiderato. Il professore non vuole neppure immaginare il volto della compagna virtuale. Gli basta conoscere la sua mente con l’intelligenza aperta alla continua ricerca; gli bastano gli scambi d’opinione, le emozioni trasmesse… E’ una donna senza corpo colei che dialoga ogni giorno con lui; una donna completa con la sensibilità tipicamente femminile, capace di cogliere segnali di sofferenza o gioie improvvise. E soprattutto capace di trasmettere femminilità e sensualità, dolcezza e trasgressione e di riempire i vuoti di una vita, le lacune sentimentali della giovinezza per regalare un piacere nuovo alla sua maturità di oggi. Il professore ha assimilato una visione letteraria della donna come nel Dolce Stil Novo, come i poeti che l’hanno amata, sublimata e decantata senza fisicità…
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