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racconto classificato di Christian Bigiarini –
Ponte a Poppo (Ar)
La mozione del Beep
“Basta ! Basta ! Basta !” intervenne nel bel mezzo del discorso, proprio lui, il Discorso.
“E’ mai possibile che io debba ospitare, e sottolineo questo verbo generoso e mio amico personale, tutte queste parole immonde e volgari che le mie povere orecchie odono ?”
“E’ mai possibile che non si possa fare una semplice discussione senza scadere nel triviale e nello scurrile e nel lercio di termini brutti e insozzatori? E fece una pausa, una lunga pausa quasi a dare più enfasi al discorso e cioè a se stesso.
“D’ora in poi” disse quasi urlando con voce baritonale, “sostituirò ogni parola a me sgradita, ogni parolaccia, ogni volgarità con un grosso e rosso e squillante BEEP! E mai più darò asilo a vocaboli sconci o laidi e villani che siano. Mi sono rotto le BEEP! Tanto per farvi capire come funzionerà d’ora in poi l’ambardan”. Tutte le parole all’unisono tacquero. Mai si sarebbero aspettate una cosa del genere. E proprio da lui, dal Discorso, l’unico che non si sentiva mai, l’unico che a tutti dava ospitalità e a tutti dava voce. Eravamo di fronte ad una svolta epocale. Le parole erano allibite, basite, stupefatte e sbigottite e meravigliate e stupite e sorprese e sconcertate e…non trovavano più colleghe per definire esattamente le loro sensazioni.
L’unica a gongolare, l’unica che in un certo qual senso godeva di questa improvvisa situazione e sorrideva contenta crogiolandosi al sol di Luglio e rotolandosi nella soddisfazione come un maialino nel trogolo era lei: Censura.
E non solo lei! Altre parole parvero approvare questa situazione. Si levò in breve tempo un coro di mugugni e di borbottii.
Alcuni di approvazione:
“Si, è giusto, basta con le sconcezze!” gridarono alcune.
“Vogliamo pulizia nel linguaggio, vogliamo educazione!” urlarono altre.
“Oui plus savoir fair!” intervenne anche una parolina francese immigrata.
Altri in disaccordo:
“ Non credo che la censura sia la soluzione più intelligente alla maleducazione…” provò a dire timidamente una parolina e a lei si accodarono altri vocaboli che la pensavano alla solita maniera.
Censura si offese, ma era nota la sua permalosità. Altre parole intervennero e ben presto non si capì più niente di quello che veniva detto.
“Basta! Silenzio!” urlò allora il Discorso.
“Sii, chi mi cercava ? Si intrufolò Silenzio.
“No, che c’entri tu ora, volevo dire state tutte zitte!” Ribadì Discorso.
“Ormai ho deciso, operativo da ora, ogni parolaccia sarà sostituita da un BEEP, così è e così sarà in futuro!”
“Scusi,” intervenne Opposizione, “chi ha stabilito che sia lei a prendere decisioni così importanti e che riguardano la collettività ?”
“Come chi l’ha deciso, io l’ho deciso, io sono l’organo superiore.” Si impermalì allora Discorso.
“E’ no caro mio”, ribadì Opposizione, “propongo venga riunita l’assemblea generale delle parole”
Si levò un coro di “Oooh”. Erano anni che non veniva riunita l’assemblea generale. L’ultima volta, se non ricordo male, fu riunita per decidere l’introduzione di parole straniere nella lingua italiana, come Garage, Ok, Computer, Manicure etc. etc., che stavano sbarcando con i gommoni un po’ su tutte le spiagge. Erano passati però molti anni da allora e nessuno aveva più osato chiedere l’assemblea generale. Tutte le parole cominciarono a parlare simultaneamente e ancora una volta non si capì niente di quello che veniva detto.
“Basta! Basta! Silenzio! Intervenne di nuovo Discorso.
“Sii, chi mi vuole ? “ disse Silenzio.
“Oh ma allora sei propri BEEP !” Anche Discorso poteva perdere la pazienza e proseguì:
“Se è la volontà collettiva, così sia, che venga convocata l’assemblea generale delle parole. Ordino però, e questo cara la mia Opposizione posso farlo, che ogni gruppo di parole con lo stesso significato, elegga un proprio rappresentante incaricato di parlare, altrimenti qui non si capisce più niente.”
Sentenziò sua eccellenza il Discorso.
Sembrava una richiesta, ragionevole anche se formulato con una certa arroganza. Opposizione, da par suo, stava per replicare, ma si accorse che tutte le parole agitavano la testa in segno di approvazione e quindi tacque.
Ci vollero alcuni giorni perché tutte le parole riuscissero a trovare un accordo e dei degni rappresentanti. Giorni densi di discussioni e di polemiche, di liti e di riappacificazioni. Ma si giunse ad un accordo di massima e quindi all’assemblea generale.
Discorso, dall’alto della sua prepotenza, si elesse immediatamente conduttore e moderatore della riunione.
Intimò il silenzio battendo la mano sul tavolo e gridò a Silenzio che nessuno lo cercava, prima che questi intervenisse da solo a rompere di nuovo.
Dal fondo dell’aula magna prese la parola una parola, chiedo scusa per il gioco di parole, uffa chiedo scusa di nuovo:
“Io sono d’accordo con la proposta di Discorso, è ora di farla finita di dire parolacce ogni qual volta ci sia una discussione o un dialogo.” Disse la parola dal fondo dell’aula.
“Innanzi tutto si presenti prima di parlare e dica chi rappresenta.” Intimò Discorso.
“Chiedo scusa. Piacere, io sono Perdindirindina e rappresento le esclamazioni in via di estinzione. Io e i miei amici Perbacco, Poffarbacco, Perdiana, Accipicchia, Acciderba, Corbezzoli etc.etc. siamo stufi di essere sostituiti nelle conversazioni il più delle volte dall’organo genitale maschile. E’ una cosa umiliante, è ora di smetterla e di tornare ad usarci come una volta che eravamo sulla bocca di tutti.”
“E’ vero! Fecero coro le esclamazioni colleghe.
“Anch’io sono d’accordo con Discorso e con Perdindirindina.” Intervenne poi Banana. “Si potrebbe benissimo usufruire anche di noi per sostituire nel lessico l’organo genitale maschile. E parlo anche a nome di Pisello, di Cetriolo, di Zucchino, di Pistolino e di chiunque voglia associarsi.
“E vogliamo parlare delle offese?” Intervenne allora Stolto, portavoce di Sconsiderato e Impreparato e Ottuso e Inetto e Sempliciotto e altri.
“Anche noi siamo ormai caduti in disuso a favore di termini brutti, volgari e maleducati e che in fin dei conti hanno il nostro stesso significato, è ora di farla finita!” Concluse Stolto.
Discorso faceva dei gran cenni di approvazione a questi interventi e dispensava sorrisi a chiunque appoggiasse la sua mozione del BEEP. Sembrava aver trovato molti seguaci nella sua opera di epurazione del linguaggio e si mostrava orgoglioso e soddisfatto.
Fu la volta allora di Castagna:
“ Anch’io sono d’accordo ! “ gridò, “anche se non sono propriamente una parola in disuso vorrei essere usata anche con altre accezioni, si potrebbe dire, per esempio, non rompere le castagne, che ve ne pare ?”
“Tu se non eri intervenuta era quasi meglio” disse allora Opposizione.
“ Ma ti pare possibile poter usare un’espressione tipo non rompere le castagne ? Almeno usiamo i tuoi colleghi Marroni !” E proseguì:
“ Comunque non sono d’accordo con nessuno degli intervenuti e non posso credere che siate diventati tutti così puritani e buonisti, mi meraviglio di voi, verbi , sostantivi e aggettivi che siate.”
“ Hai finito la ramanzina ?” Intervenne uno scocciato Discorso.
“ Non ho finito affatto e non sopporto assolutamente la tua prepotenza, caro Discorso. Propongo quindi, per arrivare ad una decisione più sensata, di chiamare il grande saggio.” Disse risoluto Opposizione.
“ Chi ?” Fecero tutti in coro.
“ Il grande saggio, colui che tutto sa, colui che noi tutte contiene e che di noi tutte conosce il significato. Propongo di chiamare…” e fece una pausa enfatizzante “… Vocabolario !”
Nessuno ebbe il coraggio di opporsi. Non era carino opporsi a Opposizione anzi era piuttosto cacofonico.
Anche Discorso, pur avendole tutte davanti, non trovò le parole per controbattere. Accettò suo malgrado la richiesta di Opposizione e mandò Emissario a cercare Vocabolario.
Passarono alcune ore prima che Vocabolario intervenisse nell’assemblea.
Disse in seguito, scusandosi, di esser stato trattenuto da alcune nuove parole inglesi che avevano chiesto asilo politico in Italia e da alcuni neologismi indigeni che volevano essere ufficializzati nel lessico comune e che suo malgrado aveva dovuto rifiutare. Sapete com’è, l’Accademia della Crusca e tutte queste “menate”… !
Gli venne esposto il problema da Discorso, devo dire un po’ faziosamente ma in modo abbastanza accettabile tanto che né Opposizione, né i suoi colleghi Contestazione, Negazione, Rifiuto, Dissenso e Obiezione ebbero niente da ridire.
Vocabolario sembrò prendere a cuore la questione, onorato anche dal fatto che l’avessero eletto grande giudice super partes in questa spinosa questione. Volle riflettere bene prima di rispondere e prese alcuni minuti di tempo.
Il brusio delle parole ricominciò, ognuna voleva dire la sua alla vicina o a quella accanto e come al solito nell’aula si levò una gran confusione. L’unico ad essere contento era Baccano e con lui anche Casino, Frastuono, Chiasso, Strepito, Cagnara e altri.
Vocabolario sembrò pronto per il suo intervento. Discorso, tutto compito nel suo ruolo di moderatore, intimò con voce tonante:
“ Silenzio !”
“ Sii, desidera ? “ Disse Silenzio.
“ Aaah ! Volete per carità buttarlo fuori, non è proprio possibile, questo è fuori di testa.” Si spazientì allora Discorso e proseguì, non senza un pizzico di sarcasmo:
“ Prego Vocabolario, ci dica il suo prezioso pensiero. Ci faccia partecipi della sua immensa saggezza.”
E Vocabolario non si fece pregare ulteriormente:
“ Credo”, disse, “ che ogni forma di censura sia da condannare, da punire, da disapprovare, da rifiutare, da biasimare, da deplorare e da criticare tanto per usare molte di voi e senza che nessuna si offenda. Ciò nonostante ritengo che la mozione di Discorso debba essere presa in seria considerazione.” Discorso ebbe un sussulto e prestò molta più attenzione.
“ Anch’io”, proseguì Vocabolario, “ da un po’ di tempo a questa parte ho notato un incremento ed un abuso di parolacce nelle conversazioni. Questa cosa francamente non mi piace e ritengo sia piuttosto disdicevole. La censura però, cari miei, mi sembra una soluzione piuttosto estrema ed io deploro, come tutti sapete, ogni forma di estremismo.
Penso invece che si debba ricorrere più spesso al mio collega che troppe volte viene riposto negli scaffali e lasciato inutilizzato.”
Tutte le parole si chiesero di chi stesse parlando e si guardarono perplesse.
“ Sto parlando”, proseguì allora,” del Dizionario dei Sinonimi e dei Contrari. Ha ragione Discorso, bisogna smetterla di farcire, come panini imbottiti, ogni dialogo con parolacce e sconcezze e scurrilità di ogni genere. Spesso sarebbe molto meglio e più edificante usare un semplice, elementare, sinonimo. Dobbiamo altresì tollerare che qualche volta qualcuno perda la pazienza, come possono testimoniare Impulsivo, Istintivo, Affrettato, Precipitoso, etc. e che qualche parolaccia talvolta scappi. Nessuno, vi assicuro, si offenderà oltre modo. Ma la censura, ribadisco, è troppo!
Il BEEP poi… proprio non lo sopporto.
Ma vogliamo mettere l’appagamento nel mandare in BEEP un grosso scocciatore, o il gusto di cantarne quattro ad un importunatore particolare ? Non gli si può certo dire non rompa le castagne, dove sarebbe la soddisfazione?
O la gioia di urlare ad un automobilista, che ha appena svoltato a sinistra senza mettere la freccia, ma Vaffan…..” ”Tasca ! “ Si affrettò a dire proprio lei, la Tasca, precedendo così un trafelato ed appesantito… ehm… Sedere.
“Ricordatevi, care mie,” proseguì poi Vocabolario facendosi serio, “ che non esistono brutte parole. Esistono solo brutti modi di usarle.
Prendete ad esempio la parola Odio. Credete tutti sia una brutta parola che evoca brutti sentimenti, ma pensatela invece in una frase del tipo io odio la guerra e vedrete che assume subito un altro significato. Oppure la parola Amore, eletta proprio l’altra sera a Salsomaggiore miss Parola 2006, ed inseritela in una frase come amo seviziare gli animali ed ecco che tutto il suo fascino va a farsi benedire.
Mi meraviglio, caro Discorso, che proprio da te sia partita una simile mozione. Perché proprio da te dipende il significato che una parola assume suo malgrado: dal contesto, dal dialogo, dal colloquio dalla conversazione, dalla discussione, dall’insieme delle parole, insomma… dal Discorso.
E vi assicuro che se le persone che usano le parole in modo improprio, si immaginassero solo vagamente quanto male può fare un piccolo termine, quanto possa pesare o addolorare una di voi, una qualsiasi di voi, senza essere necessariamente una parolaccia, detta nel modo sbagliato o nel momento sbagliato e soprattutto nel contesto sbagliato, che macigno possa diventare un piccolo vocabolo mal usato e quali sentimenti possa suscitare o ferire una parola inopportuna, beh… vi assicuro che…,fosse per me, a queste persone imporrei solamente un enorme, gigantesco ed assordante silenzio.”
“Siiiiiii, mi ha cercato qualcuno ???”
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