15°a
poesia classificata di M. Antonietta Bertaccini -
Forlimpopoli (FC)
LA
PADRONA
E così
presi il suo posto.
Divenni “la padrona”.
Non mi piaceva quel nome,
ma pian piano
divenne familiare.
Timidamente mi rimboccai le maniche
e sposai la campagna.
Mi pareva che i ragni della porcilaia
avessero le zampe più lunghe
di quelli di città
e gli usignoli cantassero
con note più alte.
Fu il vento dell’incoscienza
o della troppa coscienza
a spingermi tra il grano duro,
a capire quando il sorgo era maturo,
a svegliarmi alle cinque, d’inverno,
per andare al frantoio
a macinare le olive.
Pantaloni sbrancati,
maglia slabbrata,
un cesto di lacrime,
divenni contadina.
Contai un mare giallo di pulcini,
allevai polli bianchi dalle creste rosse.
“La padrona”
misurò gli ettari con gli stivali,
imparò dai vecchi
a fugare la grandine
tracciando la croce per terra;
odorò il fieno,
piantò i girasoli,
camminò tra le ortiche,
inciampò nei sassi.
Mai nel trifoglio trovò un quadrifoglio!
Chiuse il cancello verde,
voltò a destra e indietro non si girò più.
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