10a
poesia classificata di
Patrizia Tansini –
Casalpusterlengo (Mi)
DOLCEAMARO
Nel viale che odorava di salsedine,
la tribù delle famiglie era un chiacchiericcio
che si perdeva nell’aria e rimbombava
come un eco sottile.
Filari di pini s’alzavano, oranti il cielo,
macchie di verde bottiglia,
nel paesaggio sabbioso e selvatico,
abbandono dell’uomo, forza mistica
contro i venti malandrini
e i temporali che zampettano
dolenti sulla polvere gialla.
La
chiesa dal muso tarlato,
recava gli sfregi della guerra
che la povertà non aveva sanato.
I
bambini vestiti alla marinara
coi goffi adulti in orrenda divisa sportiva,
i primi turisti di poche pretese,
che il villaggio dei pescatori
stanava indulgente.
Noi,
il quartetto per una sinfonia
tradotta sullo spartito della vita.
Era una fiaba tra la frescura
della pineta e lo scintillio del mare,
ma i castelli di sabbia franavano
negli urli delle future alte maree.
Famiglia
dispersa,
sono sola a ricordare
il dolceamaro di un quadro lontano
e inseguo crepuscoli sfilaccianti nostalgia.
Novembre
2003
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