6a poesia classificata  di
Ugo Montanari - Cento (FE)

L'Albero


la bisnonna era il tempo seduto sul trono
il volto sovrapposto delle generazioni passate
mani che sprofondavano nelle sottane come radici nella terra
una voce senza parole che usciva dalla corteccia
e un giorno fu la pelle di biscia tra i rovi

Il nonno era un albero buono con frutti d’autunno
la porta medievale della città che difendeva il popolo-
aveva dato figli e nipoti per ogni guerra-
era la vecchia locomotiva che seminava stelle nei campi
il pane di Natale e il fuoco sotto la cenere
e un giorno fu il fiume ghiacciato nell’inverno

Mia madre era le scale scese all’alba
il colloquio co i morti e la preghiera sommessa
la sciarpa avvolta attorno alla famiglia
l’occhio della chioccia che scruta l’alto
e un giorno fu uno smarrimento che ci chiamava con altri nomi

Mio padre era il muro di pietra e di camento
e forse generava il vento improvviso dell’estate
ma in certi momenti indicava il cielo
come un tetto dal quale può piovere in casa-
e un giorno fu un manichino di cristallo in mezzo a noi

Gli zii erano i pioppi solitari della campagna-
il più giovane colse un quadrifoglio a Belsen-
le zie erano i pesciolini inquieti del vaso
e la più giovane pascolò albe solitarie nel suo letto

La mia nascita accese il fuoco in una notte di gennaio
e rivivo ora in frulli d’uccelli agli angoli della casa

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