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poesia classificata di Ivan Fedeli -
Omago (MI)
FRAMMENTI
DEL PERDUTO CORO
…non volere dal tempo
quello che il tempo non potrà non darti:
prega per la nostra quiete, e basta.
G. Raboni
(FRAMMENTO
PRIMO)
« C’è un’obbedienza muta in ogni cosa,
un fare un po’ segreto all’evenienza
del piatto da lavare silenzioso,
del fatto sul giornale a risonanza.
E tutto ha come un ordine preciso
da ruga che si sfrega lungo il viso.
La vita è dunque avere la pazienza
di vendere sorrisi, stare senza
la lente che servile ci assottiglia
al collo nella giacca, a un altro aprile
passato a dirsi padri, mezzi figli.
Così s’invecchia e non è certo un rischio
sapere che poi basta un asterisco
a richiamare i nomi, le presenze,
nel tempo che è di un fischio di avvisare.
Magari c’è chi sente, non scompare
nel nugolo di voci ad infierire
o seguita a lottare, proseguire,
a chiudere già gli occhi per sognare. »
(FRAMMENTO SECONDO)
«
È quando cambia vento che ti accorgi
di come passano parole e cose:
la sveglia che poi suona quando vuole,
la lampada in funzione se la sporgi.
La garanzia del tempo ha sue ragioni,
rimborsa solo chi sa di passare
tra mobili invecchiati e corse al tram
col solito ritardo generale.
Si accumula per voglia di contare
almeno quanti giorni in doppia cifra,
e maschere per uso carnevale
se servono per stare come in vita.
I calendari no, sono in omaggio
coi santi da scordare, i pomeriggi
tenuti a mo’ di scorta alla marea
di solitudini da marca ikea.
Così va avanti il secolo, si marcia.
E il passo a volte allunga, a volte accorcia. »
(FRAMMENTO
TERZO)
«
L’età delle promesse e delle fedi
si svena mano a mano si procede,
si resta come scarpe senza piedi
nel nugolo di nomi visti andare.
Eppure non si cede mai del tutto
la vita fatta vergine di cose
e siamo nello specchio, dentro un muro,
nel film che si sfilaccia in bianco e nero.
La storia che è di noi non si racconta
ma siede accanto a un tavolo, in un segno
dell’occhio che si strizza lentamente
per gioco oppure sogno un po’ recente.
Di fuori è la città, non fa una piega,
si veste dei fanali, di lealtà,
raccoglie il rimanente che si sfoga
e il vento quando passa non si sa
nessuno mai lo accoglie, mai lo spiega. »
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