5a
poesia classificata di
Paolo Polvani – Barletta (Ba)
Il sorriso di Donna Bianca
S’annuncia
un’estate bianca
di cicale e d’attesa.
Il muso del gatto chiede
il ronzio di un’ombra.
“Serrate le finestre,
e un ventaglio!”.
Il tonfo sordo nei pozzi
e un’eco fresca
e sotterranea di pace.
Molte braccia non sono tornate
dal fronte, dai nomi
masticati con l’amara imperizia
dei vecchi.
E’ la mietitura del ’20.
Si prevedono aumenti
sul pane.
E’ giorno di paga.
Qualcuno grida.
Come un vento atterrisce le spighe
e allestisce un’onda
luminosa di grano,
il grido prorompe,
ondeggia e si spande,
inonda le vie di bianche
camicie.
Nelle strade bianche
corrono le coppole
e le camicie bianche.
I ruvidi colori
dei fazzoletti
dei mietitori.
Il fruscio di un dolore
come una serpe nel grano
alza un vento che sa
di sudore.
Al
portone padronale.
La folla aspra è un ariete.
Le finestre sbarrate.
All’interno cigolano
le spranghe
vibrano i cardini
e uno scricchiolio del legno.
Un esercito scalzo
assedia il silenzio.
Nel fresco dei cortili
corrono le giberne
alla durezza di una voce.
I chiodi sulle pietre
e un ritmo.
I braccianti all’assalto
degli scalini del cielo.
Il portone cede
al vento della rabbia.
Ecco la guardia nazionale
ai lati del cannone,
i fucili puntati.
Ecco le nere canne
che aprono un destino.
Ecco il silenzio dei cortili.
Nel bianco delle stanze
frusciano le vecchie serve
con un catino in mano,
un grido alla Madonna.
E’ giunto anche il dottore
scortato dai soldati.
Nelle penombre i rosari.
Sul cortile si apre una finestra.
E’ lì che donna Bianca
respirava un silenzio
allagato di luna.
Di lì il canto estivo di un grillo
e la rondine persa nei lunghi
corridoi, spaesata nei tendaggi.
Di lì sussurrati nel buio
con le cugine di pochi anni prima
scivolano nomi maschili.
Qualcuno che parla a suo padre,
che la cerca per sposa.
Poi l’attesa di un figlio.
Da quella finestra,
è la fine di maggio,
il fattore che grida col padre,
c’è gente, si spranga
il portone.
Agitazione
in tutto il paese.
Gli uomini armati.
La Vergine in salotto
e in ginocchio le donne
stringono corone e singhiozzi.
Da quella finestra
vede il portone gonfiarsi
sotto l’assalto di un invisibile
vento.
Poi quel sangue improvviso.
E la vergogna e il dolore
e il dottore
e il soffitto che gira.