4a poesia classificata di  Fiorella Borin – Milano/Venezia

Domani



Non ho più voglia di scrivere di te.
Perché troppe volte ho girato
la testa dalla tua parte,
e mi pareva di vederti ancora,
le gambe accavallate, il ciuffo spettinato
sulla fronte, e il lancio del cuscino
con cui mi sorprendevi (per giocare).
C’è un’ombra sul velluto chiaro
del divano. Un’ombra su cui al mattino
esita la mano, in una carezza
che vorrebbe evocare una magia
(ad occhi chiusi, perché i miracoli
hanno paura della luce).
Comporre il tuo profilo con il dito,
partendo dalle labbra su cui incidere
un sorriso, e dopo il naso,
il battere di ciglia che sapevo,
e sulla fronte decifrare l’infantile
timidezza del ciuffo spettinato.
Nella penombra, rievocare
i riti un po’ impacciati del risveglio
e poi offrire lo sguardo alla ferita
della luce che trapela
a smascherare voglia e assenza.
Tu mi sorridi ancora
da quella stupida cornice levigata.
Inghiotto l’aria, il giorno, il grido,
basta, basta, non scriverò
più neanche una riga su di te.
Domani darò via il divano
e in un rantolo di carta
farò a pezzi dolcezza e chiaroscuri
della tua fotografia. Domani.
Oggi no. Ho mani troppo piccole
per officiare i riti
scalcinati della vita.

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