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11a poesia classificata di Giovanna Bono Marchetti – La Spezia LA RUOTASono rimaste sagome deserte impresse in negativo alle pareti: qui l’antica credenza di carrubo, qui la vetrina grande genovese, i ritratti, le stampe incorniciate... Venivano voci dai poderi e il bianco fratello marinaio a soglie di speranza. Graziosa fasciavi la tua bambola di pietra. C’era un lillà sul poggio e di pervinche una cascata azzurra. Questo silenzio spoglio è ritrovarsi dolente di respiri, esile fila d’anime che chiamate mute e miti, che chiamate benigne : -Non lasciare la nostra che fu bella, fu pulita, fu sulla piazza la più luminosa casa quieta d’affetti, inondata dal suono di campane e dal profilo arioso dell’Appennino. Non lasciare... Povere ombre dei miei cari morti, potesse colmare quest’assenza il cinguettio d’un bimbo che somigli in una nota a voi! Avreste pace sul colle resinoso e assai più lieve io vi raggiungerei. Ma già riprendi, moto inarrestabile, insidia di rovi ai davanzali. |