6a poesia classificata  di  Antonio Rettino - Roma

Il tarlo

Oh, il novellar delle cose nel cuor della notte!

Una lampada accesa, il plaid azzurro pavone

sulla vecchia  ospitale poltrona,

un filo di fumo dal bocchino d’avorio brunito,

un tarlo che rode, rode paziente

in quella credenza d’antico ciliegio

(o nella pendola dalla voce arrochita?).

Nel piccolo mondo che t’accora e t’acqueta

lo spirito langue, fede, speranza son lussi.

Dall’occhio irritato dal fumo, toc,

sul  giornale della sera una lacrima cade.

(Il dollaro sale… Esulta la Borsa…).

Dove corri balordo, ma dove?…

il rombo di un’auto il silenzio trafigge.

E poi? Ascolta… il rodio del tarlo, nel cuore:

non andare per strade già fatte

cerca la strada che chissà dove conduce,

non farfugliare parole ormai vane

scandisci parole finora mai dette.

Dalle imposte socchiuse nitore di luna,

trascolora la notte, l’ora già scocca;

il coro si leva mesto dei rigattieri

salmodianti nel vicolo nero

‘o saapunaro (1)… ‘a roobba vecchia…


(1)    ‘o sapunaro: a Napoli è il rigattiere, il robivecchi, lo straccivendolo.

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