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8°
racconto classificato di Aida Stoppa (Teramo)
LA PADELLA AL TITANIO Oggi la professoressa di italiano è entrata in classe strafelata scarruffata come al solito, si è piazzata dietro la cattedra, ha aperto il registro, ha speculiato su chi era assente, poi s'è messa a sproloquiare sulla società dei consumi, il benessere,il villaggio globale, gli spot, gli apocalittici, gli integrati,un inciucio che ci s'è capito poco e niente, alla fine ha dettato un tema da fare a casa: "Riflessioni sul pensiero di Tommaso Labranca: Il cielo stellato sopra di me, un supermercato davanti a me". Ma, chi è questo Labranca? e che ci azzeccano le stelle coi pomodori, le marmellate, i biscotti e i ravanelli? Mi sa che la babbiona ci vuole finfirinfiare. La babbiona ci ha detto che per non farci fare il lavaggio del cervello dobbiamo ritrovare le figure retoriche, il connotativo, il denotativo, l'emotivo e il conativo negli spot pubblicitari, per esempio: "mettilo nel bucato, lo sporco è liquidato", "il Natale più fortunato è il Natale dell' abbonato", "piace alla gente che piace" , "baffo ghiacciato, baffo prelibato”, "assaggia questo prosciutto, resterai di stucco", "buoni, buoni da matti, buoni con tutti i piatti”, “la padella al titanio non l’ammazza manco il diavolo" e altre bufalate su detersivi, dentifrici, surgelati, purganti e lassativi, ma a quanto pare sortisce l’effetto contrario perché i compagni miei portano i jeans firmati e durante la ricreazione mangiano i bomboloni alla crema firmati pure loro, io invece m’accatto i jeans al mercato e mi porto da casa mia pane e frittata. La babbiona però un po' di ragione ce l'ha quando dice che la: televisione ci racconta papocchi e panzane. La mamma televisiva, per esempio, ha tutte le bellezze, è bionda, ha la pelle liscia, la vita fine, i denti bianchi, gli occhi lucenti, ride sempre e gira tutta acchittata per la casa lustra e per la cucina che sbrilluccica e ogni tanto fa pure una piroetta sul pavimento lucido come uno specchio. Mia mamma invece è una ciaciona grassottella, ha i capelli neri, le mancano due denti, uno di qua e uno di là che sembrano due finestrelle, non balla per la casa tutta felice perché deve pulire, e quando il maglione mio è sporco e unto non ride che pare una scema come quella della televisione che ci ha un detersivo miracoloso e il maglione torna tutto bello colorato come prima, ma s'incazza come una iena, io poi non dico "oh! maammaaaaaa! come il citrullo della televisione, manco la mamma sua avesse fatto il miracolo e la mia no! Mia mamma la domenica va a messa (ma perché quella della televisione non ci va mai?), non si mette il rossetto e manco la minigonna perchè ha le gambe cicciotte, invece tante chiattone deficienti se la mettono lo stesso, ha un vestito bello per l'inverno e uno per l'estate che ci ha messo il fiocco azzurro a farfalla sullo scollo e guai a chi glielo tocca, e a Gilardino che una volta ci si pulì il naso è toccata una scarica di botte. La cucina di casa mia è stretta, con una finestrella per lo sfiato che un filino di luce ci passa appena appena, una sedia che si tréttica che se ti ci metti sopra ti ritrovi a culo in terra, il rubinetto del lavandino sgocciola sempre che ti smuove la nervatura il water è giallastro mentre quello degli spot televisivi è bianco lucente che ci potresti mangiare dentro i maccheroni al sugo. Ci sta pure uno spot che una quatranella ha quattro bagni tutti azzurro e bianco, esce di corsa da uno e entra in quell'altro: ma che la cacca e la piscia la fa quattro volte di seguito anziché una? A casa mia fuori del balcone c' è una pianta di geranio tutta grama intisichita che non cresce e non crepa perché non ci batte mai il sole, e non serve a niente metterci il concime perché più brutta e gialla diventa, invece i gerani che crescono sul terrazzo del palazzo di fronte cascano giù a grappoli che è una bellezza a vederli! Mia mamma è nata a Rocca Passa, s'è diplomata ragioniera, ma va a servizio a ore perché un lavoro meglio non l'ha trovato, pulisce pure le scale di un condominio che il giorno dopo sono zozze un'altra volta, e sembra che glielo fanno apposta a zozzarle con i mozziconi di sigarette, le pedate, le cacatelle di gatto e le pisciate di cane. Il camionista che abita al terzo piano un giorno fece pure lui la cacca per le scale a sfregio davanti alla porta del ragioniere che gli sta dirimpetto sul pianerottolo perché avevano litigato, lui fa il tifo per Bertinotti e quell'altro per Berlusconi, e così non hanno trovato di meglio che cacarci sopra, infatti il ragioniere gli rifece la cacca per dispetto davanti alla porta e a mia mamma toccò di pulire le cacche a tutt'e due. Il giorno dopo il fetente numero uno fece una piscia che puzzava come il colera e la mise in un sacchetto di plastica davanti alla porta del fetente numero due che andò girando a trottola sul pianerottolo con gli occhi schizzati dalle orbite rigirando in mano un cortellaccio e urlando che voleva scannare tutti quanti, e tutti si fottevano dalla paura e fortuna che mamma mia non c'era in quel momento, sennò la cortellata se la pigliava lei per prima nello stomaco! I miei fratellini, Gilardino e Leoluca, sono due quatranelli di quattro e sei anni, frignano sempre e sono sempre affamati che qualunque cosa gli dai se la magnano, a Gilardino gli cola il moccio dal naso e se lo lecca con la lingua che è una schifezza, ma perchè a quelli della televisione il moccio non gli cola mai? e s'abbuffano a biscotti e cioccolatini? Leoluca e Gilardino sono neri di capelli come due scarafoni e pure scostumati perché dicono le parolacce che gliele insegnano i compagni a scuola, Gilardino va dalle monache, Leoluca alla scuola elementare, e le parolacce le imparano da tutte le parti e pure in televisione. Io invece le parolacce non le dico perché don Cosimo mi ha detto che sennò dài e dài mi si secca la lingua in bocca, però le scrivo sul diario dove ci appiccico pure le foto dei calciatori e delle dive del cinema come mamma le ha fatte, e una volta questo diario capitò per disgrazia nelle mani della babbiona che si fece venire i tiripitì e cominciò a strillare come un'aquila spennata viva, poi però si mise a correggere gli errori perché ci ha un vizio brutto costituzionale, e così ho imparato che non si scrive "faffanculo" ma "va' a fa' in culo", con due virgole per aria. Ieri notte non mi veniva sonno e così mi sono alzato dal letto e chiotto chiotto in punta di piedi sono andato a vedere un film in televisione vietato ai minori di anni quattordici che sarebbe il mio caso, mia mamma e mio papà russavano che non li svegliavano manco le cannonate perché la sera cascano sul letto come due pere mézze, cecati di sonno, e in televisione c'era un film con un matto delinquente che si pappava la fidanzata che lo voleva lasciare a fettine di carne sottili come un'ostia consacrata, tanto l'amava. In America un altro delinquente scardapuzzo giapponese s'è magnato pure lui la fidanzata un pezzo oggi, uno domani, il resto l'ha messo in frigorifero a congelare per i casi imprevisti, quando l'hanno scoperto l'hanno risbattuto in Giappone a fargli il processo, ma poi è scappato dalla prigione e si è ripresentato in America e ci è diventato ricco sfondato perché ha scritto un libro dove ha raccontato tutto come ha fatto per filo e per segno, e gli hanno dato un canale televisivo per raccontarlo meglio a tutti quanti, e poco ci mancava che gli dessero pure una medaglia! Mio papà fa il manovale, ma il lavoro una volta ce l'ha e un'altra no, l'altro giorno ha fatto una dimostrazione con tutti gli altri disoccupati che portavano i cartelloni e le bandiere, poi sono saliti in cima a un palazzo a strillare che si volevano buttare giù di sotto e sono arrivati i vigili del fuoco e i poliziotti, la gente in piazza s'è spiritata a strillare di non gettarsi per carità, e alla fine non si sono gettati ma il lavoro non l'hanno trovato. Mio papà quando ritorna a casa la sera ha quasi sempre gli zebedei arravugliati, non ride e non sbaciucchia la mamma e tutti noi, contenti come quelli della televisione spaparanzati davanti ai piatti dove fumica tutta allegra la pastasciutta al sugo e il pollo arrosto sta con le zampe all'insù che pare tutto contento pure lui come una pasqua, mio papà invece ci corre appresso girando intorno alla tavola e fa volare le sberle a raffica e tira le pedate a chi càpita càpita pure se io Leoluca e Gilardino non abbiamo fatto niente ( o quasi) e bestemmia come un turco, e dice che dio non è trino ma quatrino, così credo che dopo morto andrà a finire dritto dritto all’inferno infilzato sul forcone del diavolo! Dentro la cucina di casa mia ci sta poco e niente, che pure i topi uscirebbero con le lacrime agli occhi dalla credenza! La mamma televisiva dice “oh!” tutta dispiaciuta che non sa come fare quando apre lo sportello dell’armadio e non ci trova il caffè, ma glielo farei dire io “ohi!” se dentro il frigorifero non ci trovasse niente! Questa mamma cucina con le pentole che fischiano e zufolano e fanno tutto da sé in due minuti, mia mamma invece cucina con le pignatte vecchie che non fischiano e non zufolano manco se gli dai un cazzotto sul coperchio. La famiglia della televisione è sempre felice, mangia le paste e i biscotti fatti con il grano speciale che cresce in Piazza San Marco a Venezia, al Colosseo a Roma e a Pisa al Campo dei Miracoli, mangia i grissini, i crackers, i formaggini, le pizze, i surgelati, l’insalata con il mais, che ho chiesto a scuola che cos’è, e la babbiona mi ha risposto che devo fare la ricerca sul vocabolario, perché così cerca oggi cerca domani mi si matura lo gnégnero, ma io il vocabolario non ce l’ho, allora ho chiesto a mia mamma che è ragioniera e mi ha detto che il mais è la marrocca, ma che gli ci voleva tanto alla babbiona a dirmelo lei? Quando in televisione compare la nonna, pure lei è sempre contenta, ha la camicetta bianca con i pizzi, porta la collana di perle, mangia, beve e ride con tutti i denti, mia nonna invece è sdentata, è una svampita scimunita che si scorda tutto e crede di stare ancora alla seconda guerra mondiale, e figuriamoci se può dare i consigli a mia mamma come quella della televisione che sa tutto lei sul mangiare e sul bere e sul pulire col detersivo che lava così bianco che più bianco non si può. Ogni tanto mia nonna vuole tornare al paese da sua mamma che è morta da trent’anni, si mette il fazzoletto nero in testa annodato sotto il mento, fa la saccutella e se la squaglia chiotta chiotta, così gli dobbiamo correre tutti appresso a cercarla di qua e di là e a riacchiapparla sennò finisce sotto un’automobile. Mia mamma strilla, tira le pacchere, però ci vuole bene sotto sotto e non la cambierei con la pupa della televisione, pure se ci corre appresso con lo stennimassa che ci si stende la pasta ma lei invece vuole stenderci di botte, e ci guarda che pare la pantera nera e urla: andate via che vi sbrano! vi scrocio! vi stritolo! vi sdilluffo! vi sderrino! ma come ho fatto a fare dei delinquenti come voi? ma di chi siete figli? (se non lo sa lei!) fatti la saccutella pure tu e vattene che ti conviene! se ti piglio t’accoppo! ti stroppio! ti scotenno! ti sbudello! ti faccio leccare il pavimento con la lingua! chi sfacchina in questa casa? chi spignatta? non sono la vostra serva! era meglio se mi facevo monaca a Rocca Passa! che fine che ho fatto! Il cane mio Argo l'abbiamo dovuto portare al canile municipale perché per la fame a momenti si magnava pure iI canarino in gabbia, così adesso Pierluigi che è il mio compagno di banco il cane ce l'ha e io no, e quando l'abbiamo lasciato che ci guardava dietro la rete tutto abbacchiato con le orecchie appese ci ho pianto tre giorni perché mi ci ero affezionato, e chissà che fine ha fatto pure lui! Quando mio papà torna la sera mia mamma dice che dobbiamo girargli alla larga, certe volte se la prende pure con lei perché secondo lui ci alleva come tre porcelli scostumati, e strilla che non trova mai le scarpe al loro posto, le mutande, le camicie, che facciamo casino, che manderà la nonna all'ospizio perché gli ha rotto le palle: vorrei vedere se in questa casa non ci fossi io! uno di questi giorni emigro all'estero e chi s'è visto s'è visto! arrangiatevi! qui c'è chi lavora troppo e chi per niente! (ma dove mi vuole mandare alla mia età? alle miniere?) sono stufo di pasta e ceci e sciacquabudella! che cos'è questa ciufeca puzzolente? chi comanda qui ? chiudete il becco tutti quanti brutti stronzi rincoglioniti! sta zitto sennò t’appiccico al muro! ti spappolo! ti smollico! ti strangolo! chiuditi la bocca che è meglio! va’ a letto che ti conviene! ti mando in orbita con una zampata nel culo! non voglio sentire nessuno! se qualcuno mi chiama ditegli che sono morto! ho diritto anch’io di stare in pace! Noi ci vogliamo bene, ma in pace veramente non ci stiamo mai, Leoluca, che fa la prima elementare a scuola è ciucciariello e Gilardino è uguale e peggio, non ha imparato niente ma solo le pernacchie e le parolacce che quando le monache lo sentono si fanno sette volte il segno della croce, in più alla scuola materna ha preso la rosolia, la scarlattina, gli orecchioni e la varicella. Papà quando è di buonumore dice che per fortuna c'è Bertinotti che ci difende, pure se porta la giacca di velluto e ha la erre moscia (ma chi è questo Bertinotti?). Quando cresco voglio scrivere sui giornali e sui libri, la lingua scritta non è come quella parlata e c'è una bella differenza, per scrivere ci devi pensare su e non devi fare gli errori come quelli che fanno venire i tiripitì alla babbiona, eppoi ci vuole tempo, invece quando uno parla fa subito, però dopo un po' quello che ha detto non se lo ricorda più, ma se lo scrive se lo ricorda sempre, lo va leggere e così se lo ricorda. La babbiona ci ha detto che bisogna fare esperienza e dopo scrivi meglio, e quell'altra babbasona che insegna religione ha detto che più ti sputano in faccia più stai meglio, così scriverò tutto quello che mi succede per filo e per segno e farò pure io i soldi come lo scardapuzzo giapponese ( la fidanzata però fossi scemo che me la magno! me la cucco invece! ). Pure don Cosimo ci ha detto che prima dobbiamo soffrire così dopo stiamo meglio, domenica ha messo fuori della chiesa vicino alla porta su un treppiede un cartello dove ci stava scritto: tu, o giovane, non sei infelice perché sei povero; tu non sei infelice perché sei disoccupato; tu non sei infelice perché sei malato: tu sei infelice perché non stai in pace col Padreterno. Ma, dico io, come fa questo sgarrupato a stare in buoni rapporti col Padreterno se è così sfigato che forse tra tante disgrazie ci ha pure l'Aids?… Quando cresco voglio pure io i crackers, i jeans che chi mi ama mi corre subito appresso, i bomboloni firmati,i biscotti fatti col grano che cresce in piazza San Marco a Venezia, al Colosseo e al Campo dei Miracoli, m'accatterò pure un supermercato e a mia mamma gli regalerò le pentole che zufolano e fischiano e la padella al titanio che non l'ammazza manco il diavolo. Ma poi mi viene un pensiero che è un dispiacere grosso come una casa: io muoio, moriamo tutti, e la padella al titanio no? |