5° racconto classificato di Paolo Pergolari (Foligno - Pg)

LOTTA DI CLASSE A PRIMAVERA

19 marzo

E'  tornata... me lo dovevo aspettare! Difende la  sua roba, le sue provviste... Per fortuna è rumorosa,  pesante,  imprudente, non come quando ci siamo incontrati  per la prima volta. Perché, allora, stavo beato nella dispensa  a spiluccare in santa pace un orlo di pane e  all'improvviso nel buio saettò un lampo di luce. Rimasi un  attimo smarrito, e proprio in quel momento, in un rettangolo  chiaro,  mi  comparve,  su,  in  alto,  un   faccione rotondo... Perdinci!, mi prese un colpo, m'impietrii  col pane in bocca e il sangue che m'arrivava fino alla  coda, e lei, questa donna inopportuna, guardò a destra e  sinistra,  cercava  qualcosa, farina?, zucchero?,  e  poi  si bloccò, girò il viso, si avvicinò con il faccione... Ecco m'ha  visto, caccia un urlo, pensai col sangue  gelato... Lo sportello si abbatté con una botta di schioppo,  bam!, e tornò il buio... Scappai  via, ero spaventato, anzi no,  avevo  proprio paura... Vita e morte si rincorrono, mi diceva mio nonno, si corteggiano come due piccioni...

E  questo m'è successo proprio adesso, quando  intorno sento un sapore leggero, soprattutto il gusto della vita. L'aria  è  più  mite,  più  limpida,  si   avvicina   la primavera... E mi sono nascosto in camera, sotto  l'armadio, e avevo il cuore in gola, lo sentivo, mi batteva come uno stantuffo, tump... tump... tump...

19 marzo ....

Sono  tornata!, sono tornata a testa alta... E  finalmente sento di avere qualcosa di mio, qualcosa che mi appartiene... questa casa. Prima ci vivevo, anzi, prima  ci vegetavo qui dentro. O meglio, non facevo altro che  dire signorsì  e signornò, e questa non era una casa, era  una caserma, e c'è una bella differenza... Ero  sola con me stessa, pulivo e lavavo senza  nessun entusiasmo,  stiravo le mutande e le camicie a  quel  mio tesoro, lo mandavo in giro lindo e pinto e lo facevo  per dovere... Perché poi?, che cosa gli dovevo a quello là...

Anche adesso sono sola, ma è un'altra cosa, è una  mia scelta.  Perché adesso mi sono liberata di  una  zavorra, finalmente ho avuto questo coraggio, questa forza. Non  è stato  facile,  soprattutto  per me che  fin  da  piccola m'hanno messo dentro certi principi col cucchiaino...  Il matrimonio,  il marito, la famiglia... See, te li  raccomando!

Adesso,  invece, mi sento sollevata, libera e  leggera in  questa primavera... A parte lui... A parte quel  topo maledetto,  quel  topo che ho visto nella  dispensa,  che schifo!, gliel'avevo detto a mio marito, a quel mio tesoro, che c'erano i topi in casa, gli avevo fatto vedere  i giornali rosicchiati nello stanzino, ma lui niente, e no, non ho tempo, mi diceva, metti una trappola... Già, aveva tempo solo per la sua segretaria, il mio tesoruccio, proprio quando io gli stiravo le mutande e le camicie, a casa, da sola... Mutande e camicie che intanto lui sporcava con quella mignotta...

20 marzo ....

Ho provato ad uscire, stanotte. Ma avevo paura,  tanta paura.  Qualche tempo fa ho passato un periodo d'oro,  un periodo con tanto traffico in questa casa. C'era il marito, la moglie, e poi anche quell'altra, una bionda con la minigonna. La moglie, invece, girava con i capelli sempre arruffati e così litigava. Litigavano sempre, lui, lei, e anche  la  bionda. E per me era una  cuccagna:  prendevo, mangiavo  e  mi guardavo pure lo  spettacolo,  e  nessuno s'interessava  a quello che facevo io. Così,  avanti  per qualche mese... e poi il silenzio.

Ma  è  durato poco, fino a ieri, fino a quando  lei  è tornata, e non c'era lui, e nemmeno quella bionda. Lei  è tornata ed è sola... Peggio!, le persone sole hanno  sempre tempo, tanto tempo, per pensare e anche per fare, soprattutto  ora che il freddo sta andando via e  l'aria  è deliziosa.  Per fortuna la roba c'è, la dispensa  è  così piena  che potrei vivere tranquillo per un  anno  intero, non  solo  io, io e mia moglie, e anche i miei  figli,  e forse qualche nipote, sì... E se la cara signora qui,  la padrona  di casa dovesse ripartire, quasi quasi mi  cerco anche un'altra moglie, e sarebbe bello andare in giro  in santa  pace  e in grazia di dio e mostrarle dove  sta  lo zucchero, dove sta il sale, l'olio e il formaggio, e dove ho  nascosto i bucatini e i rigatoni che, me  lo  ricordo bene, ho messo sotto il cuscino del divano...

20 marzo ....

Quel topo! Maledetto, va in giro per la casa e mi umilia... In un barattolo di plastica ha raccolto di  tutto, biscotti,  riso, carta, perfino uno straccetto  di  lana, che  chissà dove l'ha preso... Quella bestia  è  l'ultimo regalo di mio marito, maledetto pure lui, ma cosa  pensa, che non sappia cavarmela da sola?, che striscerò ai  suoi piedi?, che in ginocchio gli chiederò perdono, dopo quello  che m'ha fatto?... E m'ha lasciato pure un  regalino, l'ultimo... questa bestia, già, il suo regalino  d'addio, un  topo come lui, perché in fondo si somigliano,  tutt'e due  perfidi e maligni, come una falce fienaia... Ah  no, basta con le umiliazioni... Non sono più disposta a  sopportare  altro... l'ammazzerò, sì, dovessi farlo  con  le sole mani, ammazzerò il topo... Io alle bestie gli voglio bene,  ma questo è troppo, un topo che pensa  al  futuro, che  tiene la dispensa personale... Io invece  no,  ormai non ho più paura del futuro, voglio vivere alla giornata, guarda  un po'... io invece voglio chiedere  al  portiere come si ammazzano i topi, guarda un po'... Perfino  sotto il cuscino del divano m'ha lasciato i bucatini quel topo, il topo magazziniere, see... dei miei coglioni... oh,  poveretta me, che dico...

21 marzo ....

Una volta ho sentito dire che proprio oggi è il  primo giorno di primavera, e poi ho sentito dire che tutto cambia, pare che cielo e terra si sveglino, come se l'inverno  l'avessero passato in ozio, e anch'io devo  darmi  da fare,  devo pensare alle provviste, non solo per oggi  ma anche  per domani e poi domani l'altro, perché la vita  è tutta qua... Però devo avere l'occhio lungo, mi devo avvantaggiare,  così ho pensato e così ho fatto, sicché  in un  barattolo ho messo il più, quello che m'avanzava,  un po' alla volta, con calma... E invece anch'io ho  trovato la  sorpresa...  Ho  trovato  il  barattolo  ripulito,  e tutt'intorno uno strato di vischio.

Ho gridato quando mi sono accorto che lei aveva buttato  via tutto, un mese intero di lavoro, per non  parlare poi delle paure e dei rischi che ho corso... Se  l'avessi avuta a portata di denti l'avrei morsa, giuro!... Sì,  ho gridato, ho gridato con tutto il fiato che avevo in gola, e a momenti m'invischiavo...

Per  fortuna m'è rimasta ancora qualcosina  dietro  il frigorifero. Ma devo stare attento, tanto attento, quella mi vuole morto, non so perché, cosa le ho fatto, boh, non lo  so, ci siamo incontrati faccia a faccia per la  prima volta solo l'altro ieri eppure mi odia, l'ho capito subito,  forse qualche altro topo prima di me le ha fatto  un grosso torto, l'ha offesa alla grande... ma io che  c'entro?

Però  è carica d'odio, la vedo, la osservo,  gira  con passo  leggero, sospettoso, si volta spesso indietro  per guardarsi alle spalle... Certo che quell'altro gliela deve aver fatta veramente grossa, incredibile!

21 marzo ....

Quel  topo!  E' un incubo, mi  ossessiona,  ho  sempre l'impressione che sia dietro alle mie spalle, che mi  osservi di nascosto, che mi derida, che si prenda gioco  di me, come quell'altro gioiello, come mio marito quando  se la spassava con l'altra, con la sua segretaria, con quella puttana!...

L'ho  sentito  gridare, ha gridato perché non  ha  più trovato le provviste nel barattolo, ma cosa crede il  signorino che questa sia casa sua?, che lui, qui dentro,  può fare tutto quello che gli pare?... Eh no, bello di mamma, aspetta  tu,  e  ti schiaccerò come  ho  già  schiacciato quell'altro, quello che anche lui credeva potesse fare il porco comodo suo, qui dentro, come no, sicuro!... E allora via, raus, fuori dai coglioni, tu e quella puttana...

Il vischio non ha funzionato, me l'ha detto il portiere,  adesso  anche i topi si sono infurbiti,  ma  non  ti preoccupare,   ho  in  mente  qualcos'altro,  aspetta   e vedrai... Me la ricorderò questa volta la primavera,  aivoglia  se me la ricorderò, l'anno in cui  mi  successero tante cose...

22 marzo ....

Ecco,  l'ho vista che metteva quel pezzo di  formaggio all'angolo,  tra le due pareti della cucina, troppa  grazia,  signora mia... Ma cosa crede?, che sono nato  sotto un cavolo? Lo so benissimo che è una trappola...

E invece no, perché mi sono avvicinato e quella specie di colla... come si chiama... il vischio non c'era lì intorno,  non come l'altro ieri. Sì, mi sono avvicinato  ed ho annusato il formaggio... mhmm, che delizia!... Pecorino di prima, non c'è che dire... E se fosse  avvelenato?, mi sono detto... No, non c'erano altri odori sospetti  in giro,  si sentivano i soliti, polvere e puzza di  stantio in  quella cucina. Perché mio nonno mi  diceva  sempre... Stai attento, il formaggio non si trova mai così, per caso, per la strada, e se lo trovi c'è sempre una  ragione, allora ricordati che il formaggio deve sapere di  formaggio e basta, se sa di qualcos'altro non farti tentare, ma scappa via subito... Perché anche i cristiani avevano una mela,  o meglio, credevano di avere in mano una  semplice mela e invece era tutt'altra cosa e così se la sono  mangiata e poi se la sono presa in saccoccia, e non ti  puoi immaginare che danno, quanto s'è incazzato il padrone del frutteto, ed è andata com’è andata, che forse anche  noi adesso   staremmo   meglio,   perciò   nipote mio,   lascia perdere... Così mi diceva mio nonno, allora ho controllato bene e quello era proprio pecorino e poi mi sono  detto...  Be', se la signora viene fuori all'improvviso  lascio  tutto  e scappo via, scappo fino a  quella  scatola laggiù che ci vuole... Quella scatola sembra messa apposta per nascondersi, però prima non c'era, ma che  importa?...

31 marzo ....

Prima ero moralmente sola, ora sono sola anche fisicamente, ed è molto. Molto per chi ha coraggio  sufficiente per  sradicare se stessa dalla propria vita, per  chi  si strappa  di dosso le croste secche di un'esistenza  piena di falsi pudori e di affettate ipocrisie, per chi  guarda dietro  l'altra faccia della medaglia di una normale  mediocrità... Come va signora?, tutto bene?... E suo  marito?...

Anche lui, tutto bene... E chi sta più bene di lui che tornava a casa tanto stanco dal lavoro, e intanto si scopava quella sua segretaria... sissignora, quella sua  mignotta,  però  sa  una  cosa,  signora?...  Certo,  tutto bene...  Mio marito, quel mio gioiello, l'ho cacciato  di casa appena due settimane fa... o tre, boh, nemmeno me lo ricordo più.

Venti anni di sentieri luminosi, di autostrade  dritte che percorrerle ad occhi aperti o chiusi era la stessa identica  cosa, e io cieca andavo, alla grande.  E  quando l'ho riaperti quegli occhi, be', mi sono accorta che  anche mio marito stava sulla strada, sì, ma a braccetto con un'altra, e poi c'è stata la notte, il vuoto... Tutto era cancellato, eppure vent'anni sono lunghi, aivoglia se sono  lunghi da digerire... Nemmeno più un'impronta da  seguire, su, lungo la strada, niente. Nemmeno più un'incazzatura o una guancia da baciare la mattina, con gli occhi gonfi di sonno e i capelli da strega...

Solo   questa   casa,   questa  casa   mia,   che   mi appartiene... questa casa ormai disabitata. Perché  anche l'altro, anche il topo ha capito che con me non si scherza, che la mia anima è stanca di offese, perché in questa stanza c'è una bella finestra alta con una tenda  bianca, è la prima cosa che ho lavato e adesso mi piace  chiudere di nuovo gli occhi e sollevarmi nella brezza primaverile, adesso  mi piace guardare la tenda bianca muoversi  piano nell'aria  fresca della sera... Sicché il vischio non  ha funzionato,  allora ho preso un bel pezzo di  pecorino  e l'ho  messo nell'angolo della cucina e poi ho  preso  una scatola di scarpe vuota e con le forbici ho tagliato tutto un lato e poi la scatola l'ho appoggiata sul  pavimento,  ad  un metro dal pecorino, con l'apertura  verso  il formaggio e non ho atteso invano, quel topo maledetto s'è fatto vedere ed è stata la sua fine...

Allora che vogliamo fare, giovanotto?, gli ho  gridato piantata là davanti e lui, nemmeno avesse visto il diavolo in persona, è scappato come un fulmine e s'è  infilato nella scatola delle scarpe, il cincillino... E io un saltino ed op, gli sono piombata addosso e l'ho  schiacciato ed ero felice, potente, soddisfatta come quando a mio marito ho detto... Vattene, bastardo!... E poi l'ho guardato  e il topo era lì, morto che faceva schifo... Gli  occhietti aperti e spaesati, come se chiedessero perché.

20 aprile ....

E' da una settimana che non esco di casa.

All'improvviso  il  tempo è diventato ben  poca  cosa. L'inedia  è niente a confronto della mancanza  di  tutto quello che mi serviva per riempire le ore e le  giornate, prima.

Adesso  anche il topo mi manca, quel  topo  geniale, quello che pensava al suo futuro... poveraccio! E io, invece, mi arrangio con quel poco che ancora mi è  rimasto, sperimento  la vicinanza con l'unica cosa che mi è  rimasta, oltre a questa casa. Sì, ormai mi conforta  soltanto l'altra  me stessa, quella che mi consola e mi  è  amica. Così sto sul letto, e nella stanza in ombra leggo i  miei pensieri  sbiaditi, ascolto il vuoto strano e  familiare, il  vuoto che mi sta crescendo dentro. Ascolto e  respiro il silenzio. Ho fame, ho freddo, sonno.

Dormo, dormo... dormirei sempre. I mobili scricchiolano e mio padre diceva che sono le anime dei morti  ancora legate  alle casa, e io immagino che sono i  miei  sogni. Perché quando mi sveglio ho la bocca cattiva e la  saliva amara, allora bevo il caffè e guardo la finestra  aperta, osservo  il  tremolio leggero della tenda bianca  che  si ferma e al quale ne fa subito seguito un altro. Il  tempo è lento, a volte veloce e pungente, poi di nuovo  agonizzante.

Ho staccato le tende e le ho tagliate, ho fatto  tante strisce, lunghe come stelle filanti. Questa è la decisione più importante che ho preso negli ultimi giorni, oltre a  bere caffè. Non sto poi così male in questa casa,  non c'è  ordine, autorità, non c'è più un'idea che  predomina sulle altre, nemmeno il capo di un filo da tirare, perché non c'è nessuna matassa aggrovigliata, né una nuova strada  dalla quale ricominciare a camminare e così  mi  sono organizzata, tutto è sotto controllo, sto solo finendo la scorta di caffè. Guardo fuori e aspetto, guardo la  finestra senza tenda e aspetto l'estate, l'autunno... Aspetto che qualcosa succeda.

                                        

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