15°
poesia classificata di Giuseppina Sisca - Castrovillari (Cs)
SARA
Le manine levate per aria
come delicatissime ali di colibrì
atterrano minuscole sulla tua bocca, Sara.
Poi spiccano più alte fra i vagiti e ritornano,
stelle cadenti disperse alla via lattea,
sull’amorevole curva del tuo seno.
Le parole del dottore
piegano in voli radenti così bassi,
nella stanza d’ospedale,
da sfiorare in una carezza
la miseria della condizione umana.
Sindrome di Down – si bisbiglia in corridoio.
Sapevi tutto fin dal principio, Sara,
e mai avresti trovato in te vile coraggio
da interrompere quel timido annidarsi della vita.
Il tuo uomo, suo malgrado, non ha retto al dolore:
il cuore spaccato come un uovo sopra i massi.
Non ascolti i suoi passi allontanarsi in fretta.
Nelle orecchie stanche, più dolce risuona
il primo cinguettio del tuo bambino.
Ivo ora ha otto anni, apre le braccia sui fianchi
e vola. Libero vola sul paese, sulle case,
attorno alle mura della vecchia scuola
fra i compagni che l’additano nel cielo.
Vola innanzi alle maestre che corrono incapaci
di fermare con la voce la sua nuvola nel sole.
Mentre parli tenendogli la mano,
Ivo volge i suoi aquiloni alle finestre.
Segue la scia degli aeroplani e sogna
stormi di rondini migrare.
A quale sorgente attingi limpido il sorriso, Sara,
riflesso dell’acqua più pura che sgorga
dalle labbra del tuo Ivo mentre chiama – mamma! -
Poi, quando l’ultima favola richiude
le palpebre alla notte, spegni tutte le luci
ed i sogni silenti: distrutti balocchi, in una stanza
che giace al fondo di feste e compleanni,
senza alcun ricordo di giochi briosi coi compagni.
Ti vedo ancora, assisa cicogna
nella bruma del tuo pianto. Sola.
E sento, nel buio più profondo,
ali giunte ai grani d’un rosario,
coro di domande nella morsa del silenzio: piume
nello strapiombo d’un cuore che stenta a dormire.
Ritorna
alla graduatoria