14a poesia lassificata di
Vanni Andrea – Livorno

A Pietro

 


Avrei voluto, seduti accanto su una spiaggia davanti al tramonto,
spiegarti il miracolo dello scivolare leggero del sole oltre la linea del mare,
raccontarti del movimento greve dei pesci sul fondo marino senza colori,
farti capire il volo misterioso degli aquiloni,
mostrarti l’austera sicurezza dei gabbiani in volo nel libeccio più violento;
avrei voluto parlarti di terre lontane,
di genti diverse,
dell’ amore viscerale per la mamma,
dell’ amore passionale per una donna,
dell’ amore senza limiti per i figli;
avrei voluto insegnarti il bene,
l’onestà,
la voglia di vivere comunque,
avrei voluto accompagnarti lungo la tua giovinezza,
la tua maturità,
avrei voluto viverti accanto per gioire della tua gioia,
per sostenerti nelle difficoltà,
per veder realizzare i tuoi sogni:
tutto questo avrei voluto per te, piccola anima mia.
E invece la tua mano ormai fredda ha lasciato la presa del mio indice,
ha sfiorato perduta il mio palmo
e si è abbandonata per sempre.
Sospeso, ho carpito l’ ultimo tocco del tuo cuore dolente,
ho sfiorato i tuoi riccioli biondi,
ho baciato la tua guancia di seta:
mi hai lasciato all’ aurora della tua seconda primavera,
impietrito nel frastuono del tuo silenzio,
disperato per un discorso troppo presto interrotto,
fatto di parole mai dette,
di concetti mai espressi,
di acerbe speranze ancora in divenire.
Ti è mancato il tempo,
ti è mancato il tempo per tutto:
e mentre te ne vai, mi lasci qui
in una caduta senza fine nel baratro,
giù verso il fondo,
aspettando il tonfo del mio corpo e dei miei sensi :
troppo cruda è la condanna di sopravvivere ai bimbi,
troppo ingiusto morire a due anni.

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