E' un salto nel passato andare a casa di mia nonna
su per quella scala di mattoni seicenteschi
come tante altre nel paese, con altre nonne col fiatone
che pagano la pigione al Signor Marchese.
Già prima di suonare al suo portone,
fra gli spicchi della raggiera arrugginita,
s'intravede il buio dell'androne
e quando a stento scatta la serratura allergica al progresso
si respira l'umido dei muri e dei gradini
seguiti a tastoni alla luce di vecchie lampadine,
fioche come candele,
ricoperte dalla polvere e dalle ragnatele.
A prima vista può sembrare un luogo angusto,
ma non lo è per me
che mi soffermo su ognuno dei ventitré respiri
come ad ammirare le sale di un museo piene di oggetti rari
fatti di ricordi,
come le merende squisite e lo spirito buttato a fiumi
sulle piccole ferite,
quando si tornava dai giochi tanto felici quanto stanchi;
e provo a convincermi che il tempo s'è fermato,
ma alla fine della scala l'irrinunciabile carezza ha i capelli
bianchi.