10° racconto classificato di Molteni Gianni Mario – Milano


Abito in via Hermada 14, a Milano


Sui limoni di Sicilia Goethe scrisse una famosa poesia e di quelli del Garda descrisse le terrazze; altri hanno pubblicato libri su quelli di Sorrento. Sui miei in via Hermada 14 invece, neppure una riga.
Intendiamoci: non pretendo di misurarmi con loro, ma solo far notare che, anche senza il sole siciliano e le terrazze gardesane o sorrentine, vivo a Milano da sedici anni, tra case popolari di sette piani a dispetto delle regole botaniche, molto rigide sull’habitat della mia specie.
Vi state chiedendo come mai sono nato e cresciuto qui? Per caso e per passione.
Per caso: sedici anni fa il mio seme era con altri sette in un limone sugli scaffali della Coop di via Ornato e sarebbe finito nel sacco dei rifiuti se i Maffei - la Rosina e il Bruno - non avessero notato quanto erano belli.
E qui entra in ballo la passione: quella del Bruno per i fiori e le piante. Interrò i semi in piccoli vasi, annaffiò e, conoscendo i tempi della natura, aspettò. Degli otto semi, solo uno germinò (la natura non sempre è magnanima, anzi seleziona spesso). Il Bruno mi protesse dagli agguati della cocciniglia e, divenuta pianticella, mi mise in piena terra vicino a un alloro, che aveva posto a dimora accanto al muro di confine del caseggiato.
Certo non era il mio habitat ideale: ma nessuno può scegliere dove nascere. D’altronde, che potevo fare, emigrare? Chi lascia il luogo dove è nato, lo fa perché è disperato: invece io qui non lo sono mai stato. Sì, a volte ho desiderato il sole e nelle sere d’estate un po’ di brezza; in compenso, le case.

 

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